Sentenza

Processo amministrativo: il controinteressato non deve necessariamente essere nominato nell'atto
La qualifica di controinteressato, ex artt. 27, comma 1, e 41 c.p.a., che impone la notifica del gravame a pena di inammissibilità, dev'essere riconosciuta a tutti quei soggetti che siano portatori di un interesse qualificato alla conservazione degli effetti prodotti dal provvedimento impugnato. I controinteressati, per essere qualificati tali, non debbano essere necessariamente nominativamente menzionati nel provvedimento, essendo sufficiente che siano agevolmente identificabili sulla base dei contenuti dell'atto stesso. E' ammissibile l'intervento adesivo dipendente nel processo amministrativo a condizione che il soggetto, se legittimato, non sia decaduto dal diritto di impugnare il provvedimento amministrativo e che l'interveniente non possa proporre domande nuove o diverse, né tampoco estendere la portata del devolutum introducendo nuove domande o eccezioni che non siano rilevabili d'ufficio. 
Lo stabilisce il Consiglio di Stato, Sez. VI, 1 dicembre 2023, n. 10417.

Cons. Stato Sez. VI, Sent., (ud. 23/11/2023) 01-12-2023, n. 10417
REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5866 del 2022, proposto da G.H. S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avvocati Nausicaa Mall, Andrea Manzi e Dieter Schramm, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Andrea Manzi, in Roma, via Alberico II n. 33;

contro

Provincia Autonoma di Bolzano, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avvocati Alexandra Roilo, Jutta Segna, Lukas Plancker e Luca Graziani, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; Unione Commercio, Turismo, Servizi Alto Adige, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avvocati Christof Baumgartner e Federica Scafarelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Federica Scafarelli in Roma, via G. Borsi n. 4; Comune di Brunico, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è domiciliato, in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

per la riforma

della sentenza del T.R.G.A. - Sezione Autonoma della Provincia di Bolzano, n. 00045/2022, resa tra le parti;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Provincia Autonoma di Bolzano, dell'Unione Commercio, Turismo, Servizi Alto Adige e del Comune di Brunico;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 novembre 2023 il Cons. Marco Poppi e uditi per le parti gli Avvocati presenti come da verbale;
Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con istanza del 16 luglio 2018 la Società G.H. S.r.l. chiedeva alla Provincia Autonoma di Bolzano, ai sensi dell'art. 19 della L.P. n. 13/1997, la modifica del P.U.C. di Brunico auspicando la previsione, all'interno della zona produttiva "A.N." o "Nord 1", di un'area destinata all'esercizio del commercio al dettaglio dell'estensione di di mq. 5.468 dei quali mq. 3.572 destinati a superficie di vendita.

La Provincia, acquisiti i pareri negativi resi dai Consigli comunali dei Comuni di Brunico, Gais, Perca, Rasun-Anterselva e San Lorenzo di Sebato, dalla Ripartizione Economia provinciale, dalla Commissione Provinciale per il Territorio e il Paesaggio, dal Consiglio dei Comuni e dell'dall'Unione Commercio, Turismo, Servizi Alto Adige, con delibera della Giunta Provinciale n. 351 del 20 aprile 2021 respingeva l'istanza all'unanimità rilevando:

- l'omessa verifica da parte della richiedente dell'esistenza di locali idonei allo scopo nelle "zone residenziali";

- l'omessa indicazione del numero e della "tipologia degli esercizi commerciali da insediare nella zona produttiva in interesse";

- il negativo impatto (in termini di "frequenze") che la realizzazione del progetto avrebbe determinato sulle "attività di commercio al dettaglio situate nel centro abitato";

- la disponibilità di "locali inutilizzati" nell'area residenziale di Brunico;

- l'inadeguatezza delle infrastrutture di trasporto esistenti a "far fronte all'insediamento di una simile dimensione".

Con ricorso iscritto al n. 112/2021 R.R., la Società G.H. S.r.l. impugnava l'illustrata delibera dinanzi al Tar Trentino alto Adige - Sezione Autonoma di Bolzano deducendone l'illegittimità per violazione sotto svariati profili dell'art. 19 della L.P. n. 13/1997 e dell'art. 33 della L.P. n. 9/2016 ed eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, erroneità dei fatti presupposti, illogicità, arbitrarietà, contraddittorietà, sviamento, nonché, per violazione dell'art. 12 della L.P. n. 17/1993.

In particolare, la Società ricorrente sosteneva che l'amministrazione non avesse:

- dimostrato la disponibilità di spazi commerciali in centro storico;

- considerato che la realizzazione in questione interesserebbe un'area ove sono già presenti strutture di vendita;

- adeguatamente motivato circa le ragioni per le quali la nuova area di vendita lederebbe l'attrattività del centro storico e non sarebbe, altresì, necessaria per servire le aree vicine.

Esponeva ulteriormente che:

- i pareri acquisiti, e richiamati nel provvedimento impugnato, si fonderebbero sulle valutazioni contenute in un rapporto commissionato ad un'associazione di categoria che, nei confronti della prospettata possibilità di un ampliamento dell'offerta commerciale, si troverebbe in una posizione di conflitto di interessi;

- la contestata insufficienza delle infrastrutture di trasporto a servizio dell'area individuata (assunta anch'essa a presupposto del diniego) troverebbe smentita nella localizzazione della struttura in prossimità dell'Anello nord (direttrice ad alta percorrenza) e della Stazione ferroviaria.

Il Tar, con sentenza n. 45 del 16 febbraio 2022, dichiarava il ricorso inammissibile per omessa notifica dello stesso al Consiglio dei Comuni, che in quanto chiamato a pronunciarsi di concerto con la Provincia sarebbe da considerarsi soggetto da cui promana l'atto al pari di quest'ultima, nonché, per omessa notifica del gravame nei confronti del Comune di Brunico nel cui territorio ricade l'insediamento in questione e dei Comuni limitrofi, coinvolti nel procedimento in quanto potenzialmente esposti al rischio di una minor attrattività delle loro zone commerciali urbane.

La Società, con appello depositato il 18 luglio 2022, censurava la sentenza deducendo:

1. "Error in iudicando. Violazione e/o falsa applicazione dell'art. 41 c.p.a. e/o degli artt. 6 e 9 L.P. di Bolzano 4/2010. Motivazione errata/ travisata sotto diversi profili (nella fattispecie non sussistono i presupposti per la qualifica dell'atto impugnato come atto di concerto) nonché contraddittoria (non si tratta di nuovo insediamento commerciale)";

2. "Error in iudicando. Violazione e/o falsa applicazione dell'art. 41 c.p.a.. Falsa applicazione dell'(abrogato) art. 44ter comma 2 L.P. 13/1997. Motivazione errata/ travisata sotto diversi profili, nonché contraddittoria";

3. "Error in iudicando. Falsa applicazione dell'(abrogato) art. 44ter comma 2 L.P. 13/1997. Motivazione errata/ travisata sotto diversi profili".

Contestualmente riproponeva ex art. 102, comma 2, c.p.a. i motivi del ricorso di primo grado non scrutinati.

L'Unione Commercio, Turismo, Servizi Alto Adige si costituiva in giudizio il 25 luglio 2022 sostenendo la correttezza della decisione di primo grado (più estesamente affermata con memoria del 22 agosto successivo) e riproponendo ex art. 101, comma 2, c.p.a. le domande ed eccezioni assorbite dal Tar.

La Provincia Autonoma si costituiva in giudizio il 5 agosto 2022.

Il Comune di Brunico si costituiva in giudizio il 9 agosto 2022 sviluppando le proprie difese con memoria del 22 agosto successivo.

Nella camera di consiglio del 25 agosto 2022 l'appellante rinunziava all'istanza cautelare.

L'Unione depositava memoria conclusionale il 20 ottobre 2023 mentre l'appellante, la Provincia e il Comune di Brunico provvedevano il successivo giorno 23.

L'appellante e l'Unione replicavano con memorie depositate, rispettivamente, il 27 e 31 ottobre 2023.

All'esito della pubblica udienza del 23 novembre 2023 la causa veniva decisa.

Con il primo capo d'impugnazione l'appellante censura la sentenza nella parte in cui accoglieva l'eccezione di inammissibilità del ricorso per omessa notifica nei confronti del Consiglio dei Comuni (che deduce essere stata sollevata tardivamente) sul rilievo, non condiviso, che il parere negativo reso in fase procedimentale fosse da qualificarsi quale atto di concerto nonostante, si afferma, non ricorrano i "presupposti per la qualifica dell'apporto del Consiglio dei Comuni come un contributo sostanziale" (pag. 14 dell'appello).

Il contributo dell'Unione non sarebbe, quindi, riconducibile alla fattispecie di cui all'art. 19 della L.P. n. 13/1997, che disciplina il "Procedimento di approvazione del piano urbanistico comunale" ma rientrerebbe "palesemente nell'art. 6 (Parere obbligatorio del Consiglio)" della L. P. n. 4/2010.

La censura è infondata.

Quanto al dedotto profilo di tardività della sollevata eccezione si rileva che, come ripetutamente affermato in giurisprudenza, "ai sensi dell'art. 35 comma 1, cod. proc. amm., "la mancanza dei presupposti processuali o delle condizioni dell'azione è rilevabile d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo perché essi costituiscono i fattori ai quali la legge, per inderogabili ragioni di ordine pubblico, subordina l'esercizio dei poteri giurisdizionali" (da ultimo Cons. Stato, sez. V, 9 novembre 2020, n. 6854; conformi ex multis sez. II, 15 luglio 2020, n. 4578; sez. V, 22 luglio 2019, n. 5116; sez. IV, 28 novembre 2016, n. 5010)" (Cons. Stato, Sez. IV, 24 maggio 2021, n. 4038).

Irrilevante è, pertanto, la pretesa intempestività dell'eccezione una volta che il profilo viene apprezzato dal giudice.

Quanto, invece, alla necessità di procedere alla notifica del gravame al Consiglio dei Comuni e alle amministrazioni comunali, si rileva che ai sensi dell'art. 41 c.p.a "qualora sia proposta azione di annullamento il ricorso deve essere notificato, a pena di decadenza, alla pubblica amministrazione che ha emesso l'atto impugnato e ad almeno uno dei controinteressati che sia individuato nell'atto stesso", mentre, a norma dell'art. 27, comma 1, c.p.a. "il contraddittorio è integralmente costituito quando l'atto introduttivo è notificato all'amministrazione resistente e, ove esistenti, ai controinteressati".

La qualifica di controinteressato, a sensi delle suesposte disposizioni, che impongono la notifica del gravame a pena di inammissibilità, dev'essere riconosciuta a tutti quei soggetti che siano portatori di un interesse qualificato alla conservazione degli effetti prodotti dal provvedimento impugnato (ex multis Cons. St., Sez. V, 6 ottobre 2015, n. 4654).

È stato, inoltre, precisato in giurisprudenza che i controinteressati, per essere qualificati tali, non debbano essere necessariamente nominativamente menzionati nel provvedimento, essendo sufficiente che siano agevolmente identificabili sulla base dei contenuti dell'atto stesso (ex multis Cons. St., sez. V, 17 giugno 2015, n. 3059).

Ciò premesso, con specifico riferimento al caso di specie, deve evidenziarsi che ai sensi dell'art. 19, comma 11, della L.P. n. 13/1997 "in deroga a quanto disposto dai commi precedenti, all'individuazione e alla previsione nel piano urbanistico delle aree destinate all'esercizio del commercio al dettaglio da inserire nelle zone produttive provvede la Giunta provinciale, di concerto con il Consiglio dei Comuni e previo parere dei Comuni circostanti".

La norma è pertanto univoca nel qualificare il ruolo del Consiglio dei Comuni come autorità concertante nel procedimento di formazione del provvedimento finale a nulla rilevando, nei sensi invocati dall'appellante, l'avvenuta acquisizione del parere in ordine alla "deliberazione giuntale di proposta del 2019 e non su quella finale, come dovrebbe essere negli atti di concerto" (pag. 15 dell'appello) posto che la tesi trova smentita nello stesso art. 6 della L.P. n. 4/2010 invocato dall'appellante ("la fattispecie rientra palesemente nell'art. 6 …").

Ai sensi del comma 1 del richiamato art. 6, infatti, "il Consiglio esprime parere obbligatorio sui progetti di legge e sui disegni di legge, sui regolamenti provinciali, sugli atti amministrativi generali, quando essi riguardano materie nelle quali in tutto o in parte le funzioni sono attribuite o sono da attribuire ai comuni ovvero riguardano i tributi locali o la finanza locale. Il Consiglio esprime altresì parere obbligatorio sui piani e programmi provinciali di carattere generale aventi per oggetto il territorio, i servizi pubblici nonché lo sviluppo socio-economico, se riguardano gli interessi dei comuni".

Il successivo comma 2, inoltre, prevede che "prima della loro approvazione definitiva, sono comunicati al Consiglio gli atti di cui al comma 1 che, già sottoposti all'esame di detto organo, sono stati successivamente oggetto di sostanziali modificazioni nel corso del procedimento".

È, quindi, la norma che prevede l'intervento del parere già nella fase di formazione del provvedimento finale.

È, inoltre, la stessa delibera impugnata a precisare che "ai sensi dell'articolo 19, comma 11 della L.P. 13/1997 è stato chiesto il parere dei Comuni circostanti" e che "ai sensi dell'articolo 19, comma 11, della L.P. 13/1997 la deliberazione avviene di concerto con il Consiglio dei Comuni che con comunicazione del 19/05/2020, n. prot. (...), ha espresso parere negativo".

Deve, quindi, disattendersi la tesi di parte appellante per la quale il provvedimento impugnato non sarebbe stato adottato "di concerto" con il Consiglio dei Comuni.

Ne consegue la necessità della notifica del ricorso anche a quest'ultima Autorità a pena di inammissibilità.

Con il secondo motivo l'appellante censura la sentenza nella parte in cui riconosce ai Comuni intervenuti nel procedimento per avversare il nuovo insediamento la qualità di controinteressati nonostante la partecipazione degli stessi fosse limitata all'espressione di pareri facoltativi e non vincolanti inidonei a determinare un litisconsorzio necessario: circostanza che non consentirebbe di ritenere tali amministrazioni come concorrenti alla formazione del provvedimento.

La qualifica di parte controinteressata, inoltre, non potrebbe essere in ogni caso riconosciuta alle amministrazioni comunali poiché "il Comune di Brunico e i Comuni limitrofi non possono considerarsi "soggetti" che hanno ottenuto per effetto diretto ed immediato del provvedimento impugnato, una posizione giuridicamente qualificata" (pag. 17 dell'appello).

Il motivo è infondato.

La censura è contraddetta dalla stessa appellante che in primo grado, unitamente alla delibera provinciale, impugnava anche i pareri negativi dei Comuni, oltre a quelli della Ripartizione economica, della Commissione Provinciale per il Territorio, il Paesaggio e dell'Unione commercio.

In ogni caso, a tacere del fatto che l'istanza dell'appellante respinta dalla Provincia era tesa a conseguire una modifica del P.U.C. del Comune di Brunico (che per ciò solo doveva essere evocato in giudizio come parte resistente), i pareri ex art. 19, comma 11, sono obbligatori come si evince dall'univoco dato letterale della norma che, ai fini della "previsione nel piano urbanistico delle aree destinate all'esercizio del commercio al dettaglio da inserire nelle zone produttive" dispone che la determinazione debba (non possa non) intervenire "previo parere dei comuni".

Con il terzo motivo l'appellante censura la sentenza nella parte in cui riteneva ammissibili gli interventi del Comune di Brunico e dell'Unione Commercio Turismo Servizi Alto Adige.

L'intervento dell'amministrazione comunale è contestato sul solo rilievo che il parere espresso dal Comune non sarebbe obbligatorio e, quindi, espresso solo "ad colorandum" e "come tale non suscettibile di fondare l'interesse richiesto per l'intervento" (pag. 19 dell'appello); l'intervento dell'Unione per difetto di una lesione riferibile ad un "interesse collettivo di tuti gli appartenenti alla categoria unitariamente considerata", nonché, in ragione dell'estraneità della questione dibattuta "al perimetro delle finalità statutarie dell'associazione" (pag. 20 dell'appello)

Il motivo è infondato.

Quanto alla posizione del Comune di Brunico, ed in particolare a riguardo del carattere necessario del parere espresso, non può che richiamarsi quanto già esposto in sede di scrutinio del precedente capo di impugnazione.

Quanto all'Unione non può che affermarsi la titolarità in capo alla stessa di un qualificato interesse a contraddire.

Ai sensi dell'art. 28, comma 2, c.p.a. "chiunque non sia parte del giudizio e non sia decaduto dall'esercizio delle relative azioni, ma vi abbia interesse, può intervenire accettando lo stato e il grado in cui il giudizio si trova".

Sul punto la giurisprudenza ha già avuto modo di affermare l'ammissibilità dell'intervento adesivo dipendente nel processo amministrativo "a condizione che il soggetto, se legittimato, non sia decaduto dal diritto di impugnare il provvedimento amministrativo e che l'interveniente non può proporre domande nuove o diverse, né tampoco estendere la portata del devolutum introducendo nuove domande od eccezioni che non siano rilevabili d'ufficio" (Cons. stato, Sez. IV, 16 dicembre 216, n. 5340).

E', altresì, pacifico che "l'interesse dell'interventore diretto in appello, sia ad adiuvandum che ad opponendum, ex art. 97 c.p.a., deve essere infatti dipendente o collegato rispetto a quello dell'attore o della amministrazione ex art. 97 c.p.a." (Cons. Stato, Sez. IV, 4 agosto 2023, n.7539; nei medesimi sensi, Sez. IV, 29 febbraio 2016, n. 853, Sez. V, 2 agosto 2011, n. 4557).

Nel caso di specie, lo Statuto dell'Unione individua all'art. 2 le "Finalità" istituzionali dell'ente nella "cura e la tutela degli interessi generali delle aziende svolgenti il commercio … nel territorio provinciale" (lett. a) e nella "rappresentanza e difesa degli interessi delle suddette aziende in sede amministrativa, politica, giurisdizionale anche cautelativa, civile, penale ammnistrativa …" (lett. b), nonché, nell'interlocuzione con la "pubblica amministrazione nelle tematiche generali della programmazione economica ed urbanistica" (lett. p).

Tali finalità sono già state ritenute dal Sezione sufficienti a sorreggere l'intervento dell'Unione in giudizi vertenti sul "trasferimento di una serie di autorizzazioni amministrative all'esercizio di attività di commercio al dettaglio, all'interno di una zona per insediamenti produttivi" affermando che "l'intervento ad opponendum dell'Unione, in quanto diretto a contrastare l'iniziativa delle due imprese ricorrenti (peraltro pacificamente non iscritte nell'Unione) e a sostenere la tesi della legittimità degli atti di diniego opposti dal Comune di Bolzano alle istanze di trasferimento delle autorizzazioni di commercio al dettaglio di cui al civico n. 20 di via G. in B. presso i civici nn. 27, 25/B, 25/C e 34-36 della stessa via (in funzione del potenziamento dell'ivi esistente centro commerciale gestito dalle ricorrenti), in zona urbanisticamente qualificata come zona per insediamenti produttivi, nonché in area ricadente in zona di tutela 'C' del piano di rischio aeroportuale, è in linea con le enunciate finalità statutarie, poiché volta a garantire l'applicazione uniforme e senza disparità di trattamento della disciplina provinciale in materia" e che "l'iniziativa giudiziaria dell'Unione appare altresì aderente alle previsioni statutarie contenute nell'art. 1 … e nell'art. l'art. 3 … in quanto vòlta a tutelare l'interesse collettivo al mantenimento della vitalità dei centri abitati nel territorio provinciale in relazione alle peculiarità geomorfologiche connotanti il territorio montano e il commercio di vicinato, nonché a preservare un equilibrato assetto concorrenziale a livello provinciale, il quale verrebbe alterato in senso oligopolistico (se non monopolistico) dalla concentrazione del commercio a dettaglio su alcuni pochi centri commerciali nel capoluogo di Provincia" (Cons. Stato, Sez. VI, 7 giugno 2021, n. 4317).

Il Collegio non ha motivo di discostarsi dalla suesposta posizione stante la evidente sovrapponibilità della fattispecie in detta sede esaminata e quella oggetto del presente giudizio.

Fermo restando quanto rilevato, il ricorso di primo grado è infondato anche nel merito sussistendo oggettive ragioni ostative all'accoglimento dell'istanza avanzata dall'appellante.

Con il primo motivo, la ricorrente deduceva "Omessa e/o falsa applicazione dell'art. 19 comma 12 L.P. 13/1997 (o in subordine del pedissequo art. 33 comma 8 L.P. 9/2018). Eccesso di potere per avere richiamato, nella motivazione, un parere dell'Unione Commercio. Eccesso di potere per difetto di istruttoria ed erroneità dei fatti presupposti, e per sviamento".

Espone a tal proposito che, ai sensi dell'art. 19, comma 12, della L.P. n. 13/1997 "la previsione di aree destinate all'esercizio del commercio al dettaglio ai sensi del comma 11 è ammessa solo quando non esistano aree disponibili e di adeguate dimensioni all'interno del centro storico, delle zone residenziali e delle zone di riqualificazione urbanistica del Comune o dei Comuni interessati dagli impatti di cui al comma 11" mentre, nel caso si specie, tale indisponibilità non risulterebbe comprovata dall'amministrazione.

Né potrebbe invocarsi a tal fine il "rapporto GEOANALYSE" fornito dall'Unione Commercio che, in quanto associazione di categoria che si troverebbe in conflitto di interessi rispetto ad ogni nuovo insediamento commerciale nelle zone produttive della Provincia.

Il motivo è infondato.

In premessa deve rilevarsi che "le determinazioni assunte in materia di pianificazione urbanistica del territorio comunale si connotano per l'ampia discrezionalità di cui godono gli enti (Regione; Comuni) che intervengono nel procedimento complesso finalizzato alla approvazione e ai successivi aggiornamenti degli atti di pianificazione urbanistica comunale, cui corrisponde un sindacato giurisdizionale di carattere estrinseco e limitato al riscontro di palesi elementi di illogicità e irrazionalità apprezzabili ictu oculi: a tale sindacato è, viceversa, estraneo l'apprezzamento della condivisibilità delle scelte, profilo appartenente alla sfera del merito (ex multis, Consiglio di Stato, sez. IV, 31 dicembre 2019 n. 8917)" (Cons. Stato, Sez. IV, 21 agosto 2023, n.7881).

Non può, peraltro, sottacersi che la pretesa illegittimità del diniego impugnato non può che essere esaminata con particolare rigore atteso che ciò che si contesta non è lo strumento urbanistico vigente (il P.U.C. del Comune di Brunico) che esprime le valutazioni di matrice urbanistica di competenza dell'amministrazione, ma il diniego ad operare una modifica di scelte già formalizzate in funzione di un interesse del singolo ricorrente ad esercitare un'attività commerciale in un ambito allo stato incompatibile.

Quanto allo specifico profilo affrontato, ovvero l'omessa considerazione dell'inesistenza di superfici disponibili nel centro abitato, non può che premettersi che, in presenza di contestazioni mosse in giudizio avverso un provvedimento amministrativo, incombe sul ricorrente l'onere di comprovare l'erroneità o l'inesistenza degli elementi assunti a presupposto della decisione avversata in conformità con il principio espresso dall'art. 2967 c.c. a norma del quale "chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento".

Nei medesimi sensi dispone la L. P. n. 9/2018 disciplinante "la tutela e la valorizzazione del paesaggio, il governo del territorio e il contenimento del consumo del suolo" che all'art. 33, comma 8, dispone che "per l'esercizio del commercio al dettaglio, anche nella forma del centro commerciale, di merci diverse da quelle di cui ai commi 3, 4, 5 e 7, nelle zone produttive, sono individuate apposite aree nel piano comunale per il territorio e il paesaggio secondo la procedura di cui all'articolo 53, commi 11, 12, 13 e 14, purché non esistano aree disponibili e di adeguate dimensioni all'interno del centro storico, delle zone residenziali e delle zone di riqualificazione urbanistica del Comune o dei Comuni interessati dai relativi impatti".

Non può, quindi, che rilevarsi come la pretesa dell'appellante trovi un valido motivo ostativo al suo soddisfacimento nella norma dalla stessa invocata laddove, come già evidenziato, subordina l'insediamento di attività di vendita in zona produttiva all'indisponibilità di "aree disponibili e di adeguate dimensioni all'interno del centro storico, delle zone residenziali e delle zone di riqualificazione urbanistica del Comune o dei Comuni interessati …".

Il Comune, infatti, con Delib. n. 40 del 29 settembre 2021, adottata in esito al riesame disposto dal Tar con ordinanza n. 85/2021, documentava la disponibilità di superfici di vendita per commercio al dettaglio per mq. 3325,46 evidenziando ulteriormente come l'amministrazione avesse già adottato ben cinque piani di recupero che consentono la creazione nel centro cittadino di superfici di vendita di estensioni da mq. 10.000 a mq. 20.000 di "aree di vendita supplementare", nonché, previsto in zona di recupero Stadelgasse di mq. 8.000 "che in parte possono essere utilizzati per aree di vendita" così come possono essere in parte destinati ad aree di vendita i mc. 65.000 "di possibilità di espansione" previsti nella rielaborazione del piano urbanistico.

Accertata la disponibilità di spazi commerciali nell'ambio del centro abitato e del centro storico, anche alla luce del favor manifestato dall'amministrazione a prossimi incrementi di superfici da destinarsi al commercio al dettaglio, non può che riconoscersi la legittimità della delibera provinciale impugnata posto che si fonda sul difetto di tale imprescindibile presupposto.

Per quanto precede l'appello deve essere respinto con condanna dell'appellante al pagamento delle spese del presente grado di giudizio nella misura liquidata in dispositivo.
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge per le causali di cui in motivazione.

Condanna la parte appellante al pagamento delle spese del presente grado di giudizio che liquida in € 4.000,00, oltre oneri di legge, in favore di ciascuna parte costituita.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 novembre 2023 con l'intervento dei magistrati:

Giancarlo Montedoro, Presidente

Giordano Lamberti, Consigliere

Davide Ponte, Consigliere

Thomas Mathà, Consigliere

Marco Poppi, Consigliere, Estensore
Avv. Antonino Sugamele

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