Il riparto di competenze tra ingegneri e architetti nelle opere pubbliche.
Pubblicato il 22/07/2021
N. 05510/2021REG.PROV.COLL. N. 08994/2020 REG.RIC.
R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso in appello numero di registro generale 8994 del 2020, proposto da
Delpi Costruzioni s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentata e difesa dall'avvocato Andrea Di Lieto, con domicilio digitale come
da PEC da Registri di Giustizia; contro Comune di Casalbore, non costituito in giudizio; nei confronti
La Castellese Costruzioni s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentata e difesa dall'avvocato Rossella Matarazzo, con domicilio digitale come
da PEC da Registri di Giustizia; per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania sezione
staccata di Salerno (Sezione Prima) n. 01547/2020, resa tra le parti.
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio de La Castellese Costruzioni s.r.l.; Visti tutti gli atti della causa; Visti gli artt. 74 e 120, comma 10, Cod. proc. amm.; Relatore nell'udienza del giorno 15 luglio 2021 il Cons. Alberto Urso e uditi per le
parti, con modalità da remoto, gli avvocati Di Lieto e Matarazzo; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO 1. Con bando spedito per la pubblicazione sulla Guri il 23 ottobre 2019, il Comune
di Casalbore (AV) indiceva procedura di gara per l'affidamento dell'appalto dei
lavori di consolidamento del Costone Fontaniello. La gara veniva aggiudicata alla Delpi Costruzioni s.r.l. 2. Avverso il provvedimento d'aggiudicazione e gli atti correlati proponeva ricorso
la seconda classificata in graduatoria La Castellese Costruzioni s.r.l., che presentava
anche motivi aggiunti avverso il successivo verbale di conferma dell'aggiudicazione. 3. Il Tribunale amministrativo adìto, nella resistenza del Comune di Casalbore e della
Delpi Costruzioni - che proponeva a sua volta ricorso incidentale invocando
l'esclusione o la deteriore collocazione in graduatoria della ricorrente, con
conseguente inammissibilità del ricorso principale - accoglieva il ricorso principale
annullando i provvedimenti gravati, dichiarava inammissibili i motivi aggiunti e
respingeva il ricorso incidentale. 4. Ha proposto appello avverso la sentenza la Delpi Costruzioni deducendo: I) vizio in iudicando ed in procedendo: violazione dell'art. 88 Cod. proc. amm.; II) vizio in iudicando: violazione del bando di gara e dell'annesso disciplinare;
violazione dell'art. 95 d.lgs. n. 50 del 2016 s.m.i.; eccesso di potere per carenza
istruttoria, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti e di motivazione;III) vizio in iudicando: motivazione erronea; violazione degli artt. 51 e 52 r.d. n. 2537
del 1925 s.m.i. e degli artt. 15, 16, 46 e 47 d.P.R. n. 328 del 2001; IV) vizio in iudicando: motivazione erronea; violazione degli artt. 51 e 52 r.d. n. 2537
del 1925 s.m.i. e degli artt. 15, 16, 46 e 47 d.P.R. n. 328 del 2001 sotto altro profilo. 5. Resiste all'appello La Castellese Costruzioni s.r.l., chiedendone la reiezione,
mentre non s'è costituita in giudizio l'amministrazione pur regolarmente intimata. 6. Sulla discussione delle parti all'udienza del 15 luglio 2021, tenuta con modalità da
remoto, la causa è stata trattenuta in decisione. DIRITTO 1. Può prescindersi dallo scrutinio delle eccezioni preliminari sollevate da La
Castellese Costruzioni stante il rigetto nel merito dell'appello. 2. Allo stesso modo, può prescindersi dall'esame del primo motivo di gravame,
relativo all'illegittimo esame prioritario del ricorso principale, stante l'infondatezza
nel merito delle doglianze relative al rigetto del ricorso incidentale di primo grado. 3. Col secondo motivo l'appellante si duole proprio del rigetto delle doglianze
formulate con il ricorso incidentale, inerenti ai dedotti vizi dell'offerta de La
Castellese Costruzioni, che andava esclusa o peggio posizionata in graduatoria in
quanto avente a oggetto interventi su aree estranee a quelle ricomprese nel progetto
a base di gara, dalle quali le singole offerte non potevano esorbitare. 3.1. Il motivo non è condivisibile. 3.1.1. Occorre premettere che il bando di gara ammetteva espressamente le varianti
progettuali (sub punto II.1.8), e il disciplinare considerava appositamente a fini
valutativi gli interventi di carattere aggiuntivo o migliorativo (cfr., in particolare, l'art.
16, in cui si precisa anche che "sono considerate proposte sostitutive/migliorative quelle che
prevedono di sostituire lavorazioni o parti d'opera del progetto con lavorazioni o parti d'opera
ritenute migliorative rispetto alle prestazioni richieste. Sono considerate proposte aggiuntive quelle
che prevedono l'aggiunta di lavorazioni o parti d'opera non comprese nel progetto base").
In tale contesto, il grado di modifica proposto dai concorrenti rispetto alle previsioni
progettuali di base poteva essere anche consistente, giungendo sino a rendere
necessari nuovi atti di assenso o pareri, che in tal caso l'offerente avrebbe dovuto
procurare (cfr. lo stesso art. 16 del disciplinare). Alla luce di ciò, le modifiche offerte da La Castelle Costruzioni oggetto di
contestazione senz'altro non possono ritenersi causa d'esclusione in sé della
concorrente, essendo previsti dalla lex specialis ampi margini modificativi dell'offerta
rispetto ai documenti a base di gara, non solo in termini di migliorie, bensì anche di
vere e proprie varianti od opere aggiuntive (cfr., in relazione alle differenze fra l'una
e l'altra tipologia di intervento modificativo, inter multis, Cons. Stato, V, 5 febbraio
2021, n. 1080; 12 maggio 2020, n. 2969; 8 ottobre 2019, n. 6793; 14 settembre 2018,
n. 5388). Né può peraltro ritenersi che le opere aggiuntive nella specie offerte possano
condurre di per sé, come dedotto dall'appellante, all'azzeramento dei relativi
punteggi riconosciuti a La Castellese Costruzioni. Va considerato preliminarmente, al riguardo, che l'offerta reca vari interventi
aggiuntivi e migliorativi per un totale di n. 18 capitoli, dei quali l'appellante contesta
specificamente solo quattro (i.e., n. 14-17/18: cfr. al riguardo la relazione all'offerta
tecnica, sub documento "OFFTEC 1", prevista dall'art 16 del disciplinare): per
questo, non si ha evidenza di se e come le critiche formulate possano (utilmente)
incidere sul punteggio assegnato a La Castellese, non potendo in particolare trovare
conferma, sic et simpliciter, la pretesa dell'appellante di azzerare punteggi ricevuti da
La Castellese; e ciò senza considerare peraltro che la stessa offerente riconduceva le
migliorie e le opere aggiuntive a vari e distinti criteri valutativi previsti nel disciplinare
di gara (cfr. la suddetta relazione tecnica, spec. capitoli sub 14-16/18). A ciò si aggiunga comunque, in via assorbente sia riguardo all'esclusione sia in
relazione all'azzeramento dei punteggi, che - come rilevato dalla sentenza - si tratta
nella specie di interventi di per sé non avulsi dall'opera prevista, e che dunque non
possono essere ritenuti estranei al complessivo oggetto dell'affidamento, anche a
mente di alcuni dei criteri valutativi, fra cui quelli stabiliti dai punti sub A.5 ("validità
delle proposte di opere accessorie e complementari, che, nell'ambito delle specifiche finalità del
progetto, conferiscano all'intervento maggiore efficacia complessiva") e A.6 ("validità delle proposte
relative alla organizzazione del cantiere volte alla riduzione, nel corso dei lavori, dell'impatto
ambientale e dei disagi alla popolazione residente e delle proposte di rifunzionalizzazione ed
adeguamento della viabilità per l'accesso al cantiere anche ai fini della successiva manutenzione delle
opere oggetto di intervento") della sezione IV del bando di gara. In tal senso, l'offerta qualifica gli interventi sub capitolo n. 14/18 (i.e., realizzazione
di "nuovo tappetino su via Carrara, via XXIV maggio, corso V. Emanuele III e piazza degli
Scalpellini inclusa segnaletica orizzontale"), in termini di "miglioramento viabilità limitrofa per
migliorare l'accessibilita", nella prospettiva dunque, da un lato, della "riqualificazione
complessiva e ciò con beneficio anche rispetto all'efficacia dell'intervento rispetto alla stabilità delle
aree strettamente interessate", prevedendo potenziali esternalità positive derivanti dai
miglioramenti delle zone limitrofe, dall'altro di procurare un accesso alle aree
d'intervento "ancora più semplice ed immediato" con "una maggiore durabilità delle opere tutte
in quanto facilmente gestibili e manutenibili". Entrambi i profili possono ben essere presi in considerazione, in termini non
irragionevoli, nell'ambito dell'apprezzamento dell'offerta rimesso alla discrezionalità
della stazione appaltante, non potendo gli elementi proposti ritenersi a priori estranei
all'oggetto dell'affidamento e agli interessi con lo stesso perseguiti, tanto più alla luce
dei suddetti criteri valutativi sub A.5 e A.6 del bando di gara. Lo stesso è a dirsi per il capitolo sub 15/18, relativo alla "pulizia piazza Scalpellini",
che pure è proposto in termini di valorizzazione delle zone limitrofe nella
prospettiva di "ottene[re] più elevati livelli di efficacia complessiva in termini di usabilità,
fruibilità e manutenibilità", profili che ben possono formare oggetto del discrezionale
apprezzamento della stazione appaltante nel quadro dei criteri valutativi previsti
dalla lex specialis. Il che parimenti vale per il capitolo sub 16/18, inerente alla "sicurezza stradale viabilità
limitrofa", con riguardo in specie alla "pubblica illuminazione e telecamere di sorveglianza per
la sicurezza stradale su via Carrara, via XXIV maggio, corso V. Emanuele III e piazza degli
Scalpellini", potenzialmente apprezzabile dall'amministrazione sia nella prospettiva
della "efficacia complessiva" del progetto, che in quella dell'accesso ai luoghi e a fini di
manutenzione (cfr. la relazione tecnica, che evidenzia entrambi i profili, ponendo in
risalto fra l'altro che "la presenza di punti illuminati e videosorvegliati costituisce una
facilitazione per il personale dell'Amministrazione nel sorvegliare e decidere quando intervenire per
la manutenzione delle opere"). Analoghe considerazioni valgono infine per l'intervento sub capitolo 17/18, di
"riqualificazione piazza degli Scalpellini", anch'esso potenzialmente considerabile
dall'amministrazione in termini di efficacia complessiva dell'intervento. Alla luce di ciò, gli interventi contestati dall'appellante non si appalesano dunque
estranei ed esorbitanti dall'opera prevista, così da implicare sic et
simpliciter l'azzeramento del punteggio tecnico assegnato a La Castellese (o
l'esclusione di quest'ultima): trattasi invero di interventi che, in quanto relativi ad
aree limitrofe a quelle direttamente interessate dall'opera e potenzialmente
impattanti anche sull'accesso a queste ultime, ben possono, non irragionevolmente,
essere considerati e valutati dalla stazione appaltante sulla base dei suindicati criteri
previsti dalla lex specialis, nel perimetro dell'apprezzamento discrezionale rimesso alla
stessa stazione appaltante per la valutazione dell'offerta tecnica. In tale contesto, peraltro, la sola natura eventualmente privata dell'area interessata
dagli interventi non vale a escludere di per sé, in assenza di diverse evidenze offerte
dall'appellante, i proposti benefici per l'opera, e dunque la valutabilità delle migliorie
od opere aggiuntive ai fini dell'attribuzione del punteggio tecnico.
Allo stesso modo, quanto alla dedotta necessità che le opere aggiuntive o
migliorative recassero - nella relazione tecnica prodotta dai concorrenti - il
riferimento al numero d'ordine del computo metrico dell'offerta tecnica e ai grafici
od altra documentazione d'offerta, essa si appalesa nella specie irrilevante nella
prospettiva censoria evocata dell'appellante, atteso che la previsione attiene a
richiami didascalici che, per le opere migliorative o aggiuntive, afferiscono non già
ai documenti di gara predefiniti, bensì ai contenuti dell'offerta del singolo
concorrente (cfr. art. 16 disciplinare, sub "OFFTEC.1"), e che nella fattispecie
risultano effettivamente presenti nelle schede relative ai capitoli della relazione
tecnica de La Castellese (sub lett. g), quali "n. ord."), insieme ai prescritti riferimenti
ad allegati e grafici (sub lett. h) delle schede della relazione). Per tali ragioni, il secondo motivo di doglianza risulta infondato. 4. Col terzo motivo l'appellante censura la sentenza nella parte in cui ha accolto il
primo motivo di ricorso principale in primo grado. Deduce al riguardo la Delpi Costruzioni che le opere oggetto di affidamento ben
rientrano nelle competenze del professionista architetto, cui compete l'intero ambito
dell'edilizia civile; peraltro nel caso di specie non è prevista alcuna attività di
progettazione esecutiva, bensì la mera presentazione di migliorie, varianti od opere
aggiuntive, sicché le competenze dell'architetto risultano ben conformi ed
appropriate alle opere previste. A ciò si aggiunga che gli interventi programmati coincidono con opere di
mitigazione del rischio frane a protezione degli edifici a monte dell'abitato, e ben
rientrano perciò nel perimetro di competenza (anche) degli architetti ai sensi dell'art.
52 r.d. n. 2537 del 1925; né rilevano al riguardo le categorie Soa di pertinenza (i.e.,
OG8 e OS21) che riguardano piuttosto l'opera nel suo complesso. In tale contesto, la riqualificazione degli interventi nel senso che essi non
rientrerebbero fra le opere di edilizia civile riconducibili alle competenze (anche) del
professionista architetto costituisce un vulnus allo spazio riservato alla valutazione
discrezionale della stazione appaltante. 4.1. Col quarto motivo l'appellante prosegue nel dolersi dell'accoglimento del primo
motivo di ricorso principale deducendo che, in ogni caso, il professionista firmatario
dei documenti d'offerta è nella specie in possesso di laurea in "Architettura e Ingegneria
Edile" (cod. "4/S"), che lascia libero il titolare di scegliere a quale dei due ordini
professionali iscriversi. Al riguardo la "abilitazione" richiamata dal disciplinare di gara è da ritenersi connessa
alla competenza professionale posseduta, non già all'iscrizione a un albo piuttosto
che a un altro; e d'altra parte l'art. 16 d.P.R. n. 328 del 2001 elenca fra le competenze
dell'architetto iscritto al "settore architettura" - qual è il professionista firmatario dei
documenti della Delpi Costruzioni - anche attività di collaborazione rispetto a quelle
di progettazione di opere edilizie, comprese le opere pubbliche, così includendovi
senz'altro gli interventi oggetto dell'affidamento controverso. 4.2. I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente per ragioni di
connessione, sono infondati. 4.2.1. In termini generali, il riparto di competenze professionali fra architetti e
ingegneri è regolato, in termini vincolanti, dal r.d. n. 2537 del 1925, in particolare
dagli artt. 51 , 52 e 54, non superati dal d.P.R. n. 328 del 2001 (recante Modifiche ed
integrazioni della disciplina dei requisiti per l'ammissione all'esame di Stato e delle relative prove
per l'esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti, incluse le
professioni di ingegnere ed architetto ex art. 1), anche alla luce dei richiami di cui ai
relativi artt. 16, comma 1 e 46 comma 2, che lasciano ferme «le riserve e le attribuzioni
già stabilite dalla vigente normativa» (cfr., inter multis, Cons. Stato, V, 11 febbraio 2021, n.
1255; 17 luglio 2019, n. 5012). Il riparto di competenze fra l'una e l'altra professione è dunque stabilito ex lege in
modo vincolante, non potendo neppure essere derogato - afferendo alla
qualificazione funzionale delle diverse categorie professionali - dalla lex specialis di
gara (cfr. Cons. Stato, V, 15 dicembre 2020, n. 8027). In tale contesto, la costante giurisprudenza di questo Consiglio di Stato riconosce,
in chiave generale, che "la progettazione delle opere viarie, idrauliche ed igieniche, che non siano
strettamente connesse con i singoli fabbricati, è di pertinenza degli ingegneri, in base
all'interpretazione letterale, sistematica e teleologica degli artt. 51, 52 e 54 del R.D. (cfr. Cons.
Stato, IV, 22 maggio 2000, n. 2938; id., V, 6 aprile 1998, n. 416; id., IV, 19 febbraio 1990,
n. 92)" (Cons. Sato, n. 5012 del 2019, cit.). In questa prospettiva, "nello stabilire l'ampiezza delle competenze riconosciute, rispettivamente,
agli ingegneri e agli architetti ai sensi del combinato disposto degli articoli 51 e 52 dello stesso regio
decreto n. 2537 del 1925, la giurisprudenza ha confermato l'orientamento tradizionale, in ordine
alla ricomprensione nell'esclusivo appannaggio della professione di ingegnere delle opere di carattere
più marcatamente tecnico-scientifico", fra cui quelle "di ingegneria idraulica, di ammodernamento
e ampliamento della rete idrica comunale" (cfr. Cons. Stato, V, 27 settembre 2018, n. 6552;
VI, 15 marzo 2013, n. 1550). Alla luce del riparto di competenze così tracciato, in relazione alle opere esulanti
dall'ambito funzionale dell'architetto quest'ultimo non è abilitato alla sottoscrizione
di documenti tecnici neppure se relativi a proposte progettuali migliorative o varianti
(cfr. Cons. Stato, n. 1255 del 2021, cit.). D'altra parte, solo in presenza di opere rigorosamente accessorie a quelle edili è
ammissibile un'abilitazione estensiva in capo al professionista architetto (Cons.
Stato, V, 12 marzo 2015, n. 1692; n. 1255 del 2021, cit.), atteso che "il concetto di 'opere
di edilizia civile' si estend[e] sicuramente oltre gli ambiti più specificamente strutturali, fino a
ricomprendere l'intero complesso degli impianti tecnologici" se "a corredo del fabbricato" (Cons.
Stato, n. 1550 del 2013, cit.; n. 6552 del 2018, cit.); occorre quindi che vi sia un nesso
di precipua accessorietà fra l'intervento e l'edificio, e cioè che il primo risulti
"strettamente servente un'opera di edilizia civile" per poter rientrare nel perimetro di
competenza (anche) dell'architetto (Cons. Stato, n. 1692 del 2015, cit.). Alla luce di ciò, questa V Sezione ha affermato chiaramente che "Il r.d. 23 ottobre
1925 n. 2537 recante il regolamento delle professioni di architetto e di ingegnere esclude per via
degli artt. 51 e 54 comma 3 senza dubbi interpretativi la possibilità che un architetto possa, in
luogo di un ingegnere, condurre i lavori relativi ad opere idrauliche" (Cons. Stato, V, 19 maggio
2016 n. 2095). Allo stesso modo, s'è affermato come "la progettazione delle opere viarie, idrauliche ed
igieniche, che non siano strettamente connesse con i singoli fabbricati, sia di pertinenza degli
ingegneri, alla luce delle disposizioni di cui agli artt. 51, 52 e 54 r.d. 23 ottobre 1925, n. 2537.
Infatti, il discrimine tra le professioni di ingegnere e di architetto è rimasto segnato anche nelle
sopravvenute disposizioni del d.P.R. n. 328 cit.; pertanto, se adeguamenti sono certamente possibili
in riferimento al concetto di 'edilizia civile', interpretabile estensivamente, restano di pertinenza della
professione di ingegnere le opere che richiedono una competenza tecnica specifica e che esulano
dall'edilizia civile rientrante nella comune competenza. In particolare, le opere idrauliche,
specialmente se interferenti con fiumi e corsi d'acqua, richiedono capacità professionali per l'analisi
dei fenomeni idrologici ed idraulici e presuppongono l'applicazione di specifici metodi di calcolo
(statistico, idrologico e idraulico); per contro, gli architetti non possono essere compresi tra i soggetti
abilitati alla progettazione di opere idrauliche in quanto, sia ai sensi degli artt. 51 e 52 r.d. 23
ottobre 1925, n. 2537, che ai sensi dell'art. 16 d.P.R. 5 giugno 2001, n. 328, non hanno
competenze riconosciute in materia (Cons. Stato, V, 21 novembre 2018, n. 6593; cfr. anche
Id., III, 1° luglio 2020, n. 4208). 4.2.2. Facendo applicazione dei suesposti principi alla caso in esame, va escluso che
possa ravvisarsi nella specie una competenza in capo al professionista architetto per
le opere oggetto dell'affidamento.
4.2.2.1. Va premesso anzitutto che lo stesso disciplinare di gara richiedeva, all'art.
16, che la documentazione d'offerta fosse sottoscritta da "tecnici abilitati", quali
"ingegneri, architetti, geometri" o altri, "per le rispettive competenze". 4.2.2.2. In tale contesto, sotto un primo generale profilo, va rilevato come le
categorie di opere previste dalla lex specialis coincidano con la OG8 (i.e., «Opere fluviali,
di difesa, di sistemazione idraulica e di bonifica») e la OS21 («Opere strutturali speciali»,
categoria cd. "super-specialistica" che afferisce alla «costruzione di opere destinate a
trasferire i carichi di manufatti poggianti su terreni non idonei a reggere i carichi stessi, di opere
destinate a conferire ai terreni caratteristiche di resistenza e di indeformabilità tali da rendere stabili
l'imposta dei manufatti e da prevenire dissesti geologici, di opere per rendere antisismiche le strutture
esistenti e funzionanti»). Trattasi all'evidenza di opere che non rientrano nella nozione di «edilizia civile» di cui
all'art. 52, comma 1, r.d. n. 2537 del 1925 (a tenore del quale «Formano oggetto tanto
della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi
geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative»), e che esulano pertanto dalla
competenza degli architetti. 4.2.2.3. D'altra parte, le opere migliorative su cui la sentenza si sofferma
evidenziandone la eccentricità rispetto agli interventi di competenza degli architetti
si collocano effettivamente al di fuori delle opere di edilizia civile ex art. 52 r.d. n.
2537 del 1925, né configurano opere accessorie o strumentali a edifici civili; si tratta,
piuttosto, di opere di carattere essenzialmente idraulico quali la "Realizzazione di dreni
sub orizzontali", di cui al capitolo 2/18 della relazione tecnica ("Si offre la realizzazione
di dreni sub orizzontali tra i pali in numero di 64 per una lunghezza di 6.00. L'offerta prevede
la perforazione e la posa in opera di tubo dreno del diametro di 125 mm avvolto in uno speciale
tessuto che ne garantisce l'efficienza nel tempo"), oppure l'opera aggiuntiva consistente nella
"Realizzazione canaletta in trenchmat a valle della paratia", sub capitolo 4/18 ("La canaletta
che verrà eseguita con tecniche di ingegneria naturalistica raccoglierà tutte le acque di drenaggio a
tergo della paratia per convogliarle alla tubazione anch'essa offerta come ulteriore proposta
migliorativa. La canaletta è costituita da una geogriglia tridimensionale ottenuta per
l'accoppiamento di uno strato impermeabile inferiore ed una geogriglia superiore che evita l'erosione
del terreno. Per la stabilizzazione del telo è prevista la posa in opera di pali di castagno nella
sezione trasversale e longitudinale [...]"). Lo stesso è a dirsi per opere aggiuntive quali la "Realizzazione sistema di smaltimento
delle acque di drenaggio" (sub capitolo 5/18), coincidenti con la "realizzazione di una
condotta in polietilene da 315 mm SN8 lunga 140 m che, percorrendo la strada vicinale
Fontaniello, recapita le acque dei drenaggi posti alle varie quote, per sversarli nel canale a valle
dell'area d'intervento"; o la "Realizzazione canaletta in trenchmat a monte della terra rinforzata"
(sub capitolo 7/18), consistente anch'essa in una "canaletta che verrà eseguita con tecniche
di ingegneria naturalistica raccoglierà tutte le acque di drenaggio superficiali che sul versante
raggiungeranno la terra rinforzata. La canaletta è costituita da una geogriglia tridimensionale
ottenuta per l'accoppiamento di uno strato impermeabile inferiore ed una geogriglia superiore che
evita l'erosione del terreno. Per la stabilizzazione del telo è prevista la posa in opera di pali di
castagno nella sezione trasversale e longitudinale [...]". Si tratta all'evidenza di opere nient'affatto riconducibili all'edilizia civile, e che
neppure risultano di carattere accessorio rispetto ad edifici civili. Né una siffatta valutazione impinge del resto nella sfera di giudizio tecnico-
discrezionale rimessa alla competenza della stazione appaltante, afferendo piuttosto
alla cognizione dei profili di riparto funzionale secundum legem fra le varie figure
professionali a norma del r.d. n. 2537 del 1925, così come interpretato e applicato
dalla costante giurisprudenza di questo Consiglio di Stato. Allo stesso modo, non assume rilievo di per sé la circostanza che il progetto
esecutivo risultasse nella specie predisposto dall'amministrazione, atteso che - come
già posto in risalto (retro, sub § 4.2.1) - neppure le singole varianti o proposte 30-07-2021 12:42
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